Allarmismo e consapevolezza

La soluzione รจ nella nostra testa

 

“La più grande barriera per risolvere i cambiamenti climatici  è spessa circa 6 pollici: lo spazio tra le nostre orecchie.”


Così afferma lo psicologo Espen Stoknes, esperto del settore, riguardo la lotta ai cambiamenti climatici, vera sfida del nostro tempo.

Impossibile dare torto a quest’affermazione, dato che la sede di tutti i cambiamenti di comportamento  più importanti è proprio il nostro cervello, motore di volontà. Purtroppo per noi, encefalo e pensiero possono occuparsi solo di una piccola mole di stimoli “negativi”, quasi tutti a breve termine, e per questo rimuovono i problemi che sono più lontani nel tempo e quindi più distanti da noi, a prescindere dalla loro reale importanza. 

Proprio per questo, vivendo un mondo in overdose di allarmi, o stimoli “negativi”, si crea un impasse decisionale che tende molte volte a etichettare determinati pericoli, come il Cambiamento Climatico, come privi di fondamento o temporalmente lontani per cui ogni nostra azione è superflua. 

 

 

Tutto questo porta a banalizzare il problema, proprio come succede sui vari social media dove nella sezione commenti dei vari post sul Climate Change si leggono spesso frasi in contrasto al drammatico fenomeno come: “E’ allarmismo” oppure “Così si spaventa la gente”, questo anche a causa della dissonanza cognitiva che ci affligge, che porta a risolvere il disagio di una condizione di stress con auto-giustificazioni che ci appagano e ci fanno sentire al sicuro.

Il cambiamento climatico per tutto questo è doppiamente pericoloso, in primo luogo per gli effetti catastrofici sul sistema uomo-pianeta e in secondo luogo perchè riesce a non far scattare quegli “allarmi” che genererebbero la risposta corretta al problema da parte della specie umana.

Quello che noi possiamo fare per ovviare a tutto questo, ingannado un po’ il nostro cervello, è acquisire consapevolezza, ovvero capacitarsi di ciò che ci sta accadendo attorno e di come una nostra azione possa avere risvolti importanti nel medio termine sulla vita nostra, dei nostri figli e dei nostri nipoti. 

Per acquisire questa decantata consapevolezza a livello di società civile e organizzata, quale siamo, dovremmo agire su due fronti:

- Informazione: dobbiamo tutti noi iniziare ad informarci riguardo gli sconvolgimenti che ci circondano attraverso fonti selezionate e verificate, tralasciando il sensazionalismo e badando di più alla sostanza, imparando che una catastrofe per quanto lontana riguarda anche noi, magari in maniera indiretta. Non dobbiamo diventare degli scienziati, basta avere coscienza di ciò che accade e delle nostre responsabilità riguardo ad esso, sapendo reagire nel giusto modo.

 

- Prevenzione: insegnare ai bambini, fin da piccoli e nelle scuole, la bellezza del pianeta compresi i fenomeni estremi, il tutto unito a sane norme di autoprotezione, che ormai si rendono necessarie. Questo per farci trovare preparati in caso di potenziali calamità, oltre che a stimolarci ad agire in contrasto agli effetti del Climate Change educando a tralasciare i comportamenti negativi. Queste pratiche di prevenzione sono già usate in molte parti del mondo come Giappone e Stati Uniti per istruire la popolazione nei casi di grandi calamità naturali.


La vera battaglia contro il cambiamento climatico si combatte soprattutto nelle nostra mente, capirne il suo funzionamento e i suoi spauracchi ci metterebbe in breve tempo sulla buona strada verso un futuro molto più sostenibile, con emissioni ridotte e con una nuova interazione uomo-pianeta che ci permetterebbe di riscoprire una natura, follemente, sempre più relegata ai margini delle nostre vite.