Citazioni tratte dal libro di Greta Thunberg

Quelle che seguono sono una serie di citazioni e parti liberamente tratte dal libro: 

“La nostra casa è in fiamma - la nostra battaglia contro il cambiamento climatico”

scritto da Greta Thunberg con la collaborazione dei suoi famigliari Svante Thunberg, Beata Ernman e Malena Ernman.

Che la lettura di questi paragrafi vi possa far riflettere su ciò che sta accadendo nel mondo e sulla visione che la famosa bambina con l’impermeabile giallo ha del problema più grande dei nostri tempi: il riscaldamento globale.

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Questo è un grido d'aiuto. A tutti voi che ogni giorno scegliete di guardare da un'altra parte, perché sembrate più spaventati dai cambiamenti che potrebbero prevenire una catastrofe climatica che dalla catastrofe climatica stessa. Forse il vostro silenzio è la cosa peggiore di tutte. Il futuro di tutte le generazioni che verranno dipende da voi.

Se avrò figli o nipoti, forse mi chiederanno di voi, degli adulti nel 2018. Magari chiederanno perché non avete fatto niente quando eravate ancora in tempo. Quello che facciamo o non facciamo in questo momento condizionerà tutta la mia vita e le vite dei miei figli e dei miei nipoti. E quello che facciamo o non facciamo adesso, io e la mia generazione non potremo correggerlo in futuro.

La nostra casa è in fiamme. Mancano meno di 12 anni al momento in cui non avremo più la possibilità di rimediare ai nostri sbagli. Risolvere la crisi climatica è la sfida più grande e complessa che l'homo sapiens abbia mai dovuto affrontare. La soluzione tuttavia è così semplice, dobbiamo bloccare le emissioni di gas serra. O lo facciamo, o non lo facciamo. O evitiamo di innescare una reazione a catena e irreversibile che sfuggirà a qualsiasi controllo umano, oppure no. O scegliamo di voler esistere ancora come civiltà, oppure no.
E questo è bianco o nero, non ci sono zone grigie quando si parla di sopravvivenza.
Possiamo avviare un'azione trasformatrice che salvaguardi le condizioni di vita delle generazioni future oppure possiamo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, e fallire. La decisione spetta a voi, a me.

Nel 1990 un uomo di nome Ray Kurzweil sostenne che, siccome l'abilità informatica mondiale raddoppiava ogni anno, entro il 1998 un computer avrebbe battuto il miglior scacchista del mondo. Infatti, il 3 marzo 1997 a New York, il campione mondiale in carica Garri Kasparov venne sconfitto dal software Deepblue della IBM.
Oggi un bambino dotato di uno smartphone che vive nella campagna africana ha accesso a più informazioni di quante ne aveva il presidente americano solo 20 anni fa. Un giorno i computer possiederanno un intelligenza artificiale pari a quella umana, è una ovvietà matematica che verrà superata nel 2029.


Sperimentiamo di più, ci emozioniamo di più, pensiamo di più, niente può riposare, tutto deve essere estremizzato. Tutto deve essere portato all'apice. Produciamo di più, consumiamo di più, di fatto qualunque cosa facciamo la facciamo di più. Molto di più.

Non stiamo facendo altro che segare il ramo su cui siamo seduti tutti quanti.

Crediamo di avere ancora la possibilità di scegliere, di poter contrapporre attività diverse per bilanciare le missioni. Diventare vegani per poter continuare a volare, o comprare un'auto elettrica per poter continuare a fare shopping e mangiare carne. In realtà abbiamo già ipotecato tutto oltre ogni nostra immaginazione. Il nostro credito ambientale è finito quando abbiamo superato le 350 parti per milione di anidride carbonica nell'atmosfera. Più precisamente, nel 1987.

Ciò che costituisce la nostra quotidianità, tutto ciò che chiamiamo normale, spesso è la cosa più lontana dalla normalità che si possa immaginare. Come una stanza d'albergo con l'aria condizionata in una metropoli rovente. Un centro commerciale con 400 negozi. Guidare in una tempesta di neve fino a raggiungere la sicurezza dentro una cosa che chiamiamo tunnel. Un supermercato con prodotti provenienti da ogni angolo immaginabile del mondo. O la tranquillità emotiva nell'incrociare lo sguardo gentile di una hostess che parla svedese quando saliamo su un volo della SAS dall'altra parte del mondo.
Tutto ciò che noi e la gente che popola la nostra quotidianità percepiamo come naturale e che in un istante ci trasmette sicurezza, in realtà "normale" non è.

Sono poche centinaia di aziende a causare quasi tutte le emissioni, e sono pochissimi uomini molto ricchi ad aver guadagnato migliaia di miliardi distruggendo il pianeta, anche se conoscevano i rischi.
Non è colpa di tutti, è colpa di pochi e per salvare il pianeta dobbiamo combattere loro e le loro aziende e i loro soldi e metterli di fronte alle loro responsabilità.

Gli aerei incolpano le auto, l'agricoltura in colpa di aerei, gli automobilisti incolpano il trasporto marittimo, perché è sempre più facile far ricadere la colpa sugli altri che guardare in casa propria. E c'è sempre qualcun altro che dovrebbe fare più di noi. C'è in gioco il nostro futuro e ci accontentiamo di un "sì, e loro invece?". Ovviamente le emissioni non si riducono ma continuando come sempre ci guadagnano tutto e tutti!
Tutto tranne la vita futura sulla terra, chiaro.

Nel 2017, 9 milioni di persone sono morte per l'inquinamento. Il 75-80% degli insetti è scomparso. In Francia alcune specie di uccelli sono diminuite del 70%. 42 individui possedevano più soldi di metà della popolazione mondiale messa insieme. Le banchise e i ghiacciai si sono sciolti a una velocità record. 65 milioni di persone erano in fuga. Uragani e nubifragi hanno provocato migliaia di vittime, allagato le città è condotto intere nazioni in rovina.


È stato anche l'anno in cui la curva delle emissioni è tornata a salire e la quantità di anidride carbonica nell'atmosfera ha continuato ad aumentare a una velocità che in una prospettiva geologica più grande, può somigliare soltanto a premere il tasto dell'ipervelocità in un film di Star Trek.

L'uomo è come un meteorite consapevole (Kevin Anderson)

Quali voli non sono necessari? I miei. Come non lo sono il mio shopping e il mio consumo di carne. E no, nessuno sostiene che sia sufficiente, nessuno crede che la soluzione sia il potere dei consumatori. Ma se il mio contributo microscopico può in qualche modo agevolare una politica climatica radicale, per me va bene così.

Secondo uno studio dell'università dello Utah, ci vogliono 23,5 tonnellate di biomassa per produrre un litro di benzina, 23,5 tonnellate di vecchi alberi e dinosauri e decine di milioni di anni perché una sola Volvo possa percorrere 10 km. Si può dire molto del contratto che la società moderna ha firmato con il pianeta in cui viviamo, ma di sicuro non che sia sostenibile.

Non ha importanza quanti pannelli solari installiamo sul tetto, non ha importanza quanto ci incitiamo ispiriamo a vicenda, e non ha importanza se rimaniamo a terra rinunciando al privilegio di volare, perché quello che serve è una rivoluzione. La più grande nella storia dell'umanità. E deve iniziare adesso.
Ovunque guardi, però, non ce n'è traccia.

Le soluzioni sono così brillanti che rischiano di eliminare da sole anche un altro po' di problemi, come i crescenti divari, il malessere psichico e le disuguaglianze di genere. Queste soluzioni richiedono dei cambiamenti di fondo e quindi, ovviamente, qualche contropartita. Come per esempio una tassa molto pesante sulle emissioni di anidride carbonica. Come avere quale obiettivo principale la riduzione delle emissioni. E iniziare a piantare tantissimi alberi, mentre facciamo sì che quasi tutti i boschi rimanenti restino intatti, in modo che trattengano l'anidride carbonica che hanno già intrappolato. I boschi sono la nostra salvezza, ma dobbiamo iniziare a trattarli con il rispetto che meritano.
Le soluzioni richiedono che diminuiamo la velocità e che iniziamo a vivere più in piccolo, in modo più collettivo e a km 0.
Dobbiamo collaborare, perché i problemi collettivi richiedono soluzioni collettive, e il mondo, invece di spendere più di 4000 miliardi di corone all'anno per sovvenzionare i combustibili fossili, deve impiegare quei soldi per produrre energia eolica e solare. Dobbiamo scommettere sulla tecnologia già esistente invece di aspettare qualcosa che forse arriverà in futuro, quando sarà già troppo tardi. Dobbiamo cambiare gran parte delle nostre abitudini e molti di noi dovranno fare alcuni passi ecologici all'indietro. Il nostro destino è nelle mani dei media, nessun altro ha il raggio d'azione necessario per il tempo che abbiamo a disposizione.

La maggior parte di noi si sentirà molto meglio riducendo la velocità e vivendo di più il territorio, sapendo che i nostri figli avranno la possibilità di sviluppare tutte le invenzioni e le soluzioni a cui non abbiamo fatto in tempo a pensare noi. La maggior parte di noi si sentirà molto meglio se interi paesi potranno vivere, invece di trovarci sempre in partenza per la prossima grande città, il prossimo viaggio, il prossimo aeroporto. Il mondo diventa più grande se lo percorriamo più lentamente, e tutti stanno meglio in una società che mette la sostenibilità al primo posto.