Come prosperare in equilibrio

L'economia del futuro non può essere degenerativa come lo è stata fino ad oggi. Non possiamo più permetterci di ricercare la costante crescita del PIL, non possiamo più permetterci gli sprechi, non possiamo più permetterci il lusso di non riciclare e riutilizzare ogni singolo oggetto che è stato prodotto. Le risorse stanno finendo, la Terra si sta riscaldando, il cambiamento climatico produrrà ingenti danni all'umanità e al pianeta stesso. L'unica possibilità che ha il genere umano è un'economia progettata per prosperare in equilibrio, soddisfacendo i bisogni di più persone possibili senza però nuocere al pianeta.

Cosa può fare un'azienda, un'attività commerciale, una famiglia, e cosa possiamo fare noi, singoli e piccoli individui, per fare affari e prosperare in una società in equilibrio?
Ecco cinque possibili alternative secondo Kate Raworth, autrice de "l' economia della ciambella".

  1. possiamo fare assolutamente NULLA!
    Perché cambiare se ciò che abbiamo fatto fino ad oggi ci ha garantito ingenti ritorni economici? Ciò che facciamo è sempre stato ed è tutt'ora legale, nostro unico obiettivo è accumulare e massimizzare i profitti. Fin quando non ci imporranno limiti o non metteranno tasse a protezione ambientale, noi andremo avanti così.
    Voglio che la mia azienda sia leader di mercato, che i miei prodotti siano di buona qualità (di quello che accade loro dopo l'utilizzo non me ne frega niente), voglio che i miei prezzi siano i più bassi, voglio che i miei operai lavorino al massimo con un salario il più conveniente possibile.
    Voglio l'attico in centro, voglio una macchina spettacolare che quando passa tutti la guardino e che sia rumorosa e veloce (non mi interessa minimamente quanto consuma), voglio che i miei figli studino nelle migliori università in giro per il mondo per diventare ricchi o potenti, voglio che la gente mi dia del lei e le mie cravatte siano di sartoria d'eccellenza napoletana.
    Voglio una TV grande come la parete del mio salotto, voglio avere internet illimitato sul mio iPhone di ultima generazione pagato a rate, voglio mangiare carne fino a scoppiare e le verdure le lascio volentieri alle modelle anoressiche.
    Tutto è andato bene fino ad oggi, siamo sempre andati alla grande così, perché devo cambiare, dopo tutto non rubo nè uccido, non faccio nulla di male a nessuno.
    La descrizione esatta di questo atteggiamento mentale, diffuso in grande fetta della popolazione, da politici a operai, in tutte le fasce di reddito e livelli culturali, venne data nel 2013 dal filosofo illuminato contemporaneo Maccio Capatonda con il motto "ma a me che c**** me ne frega a me".
    Ma i tempi stanno cambiando, per esempio i produttori di seta, vino e caffè si rendono conto che le loro catene di rifornimento sono esposte agli impatti dell'innalzamento delle temperature globali, o cittadini comuni del nord Italia vedono che non piove più come un tempo e l'inquinamento dell'aria alle volte diventa insostenibile, e gli appassionati di montagna in stagione invernale fanno fatica a trovare la neve fresca come piace a loro, o ancora i maldiviani vedono l'oceano salire e iniziano a costruire isole artificiali su cui spostare le proprie città.
    I tempi cambiano, l'atteggiamento menefreghista capatondiano inizia ad essere non più così intelligente.


  2. possiamo fare ciò che ripaga, utilizzando misure per l'efficienza ecologica che tagliano i costi o rafforzino noi stessi.
    Se fossi un impresario la mia azienda potrebbe ridurre le emissioni di CO2 per pagare da subito meno ecotasse, potrebbe ridurre l'utilizzo di acqua per risparmiare su questa spesa, oppure potrebbe fare semplicemente finta di attuare queste riduzioni per risparmiare un bel gruzzoletto, almeno fino a quando non ci dovessero beccare (Volkswagen 2015, vi ricorda qualcosa?).
    Oppure io capofamiglia posso sgridare i miei figli quando lasciano il PC acceso tutta la notte che comunque la corrente costa e la pago, o io libero professionista posso mettere i pannelli solari sul tetto del mio studio e usufruire delle detrazioni fiscali, dopotutto a me del sole e dell'energia pulita interessa poco, ma mi hanno detto che nei prossimi 10 anni risparmio un bel po'.
    In molti casi le motivazioni possono non essere le più nobili, ma l'importante è dare un minimo apporto, anche magari  inconsapevole, alla lotta su larga scala al grande cambiamento che sta avvenendo nel mondo e che rischia di mettere in difficoltà le generazioni future.
    Dopotutto "il fine giustifica i mezzi", lo diceva già Machiavelli nel 1513.

  3. possiamo fare la nostra parte nella conversione alla sostenibilità riconoscendo realmente la presenza del problema "global warming" e cercando di capire quale sia l'entità degli interventi necessari per ridurre le emissioni, senza attendere in modo passivo che qualcun altro decida per noi imponendoci tasse o limiti sui consumi.
    Già da alcuni anni molte aziende "responsabili" hanno determinato in modo autonomo quote eque a finalità ecologica con obiettivi a scadenza per il 2030, come utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, riduzioni delle emissioni, bassi consumi, riciclo degli scarti.
    Oppure torniamo agli esempi individuali: io consumatore generico leggo su internet che bisognerebbe ridurre il consumo di carne rossa e faccio il fioretto che d'ora in avanti mi impegnerò a tal proposito, o ancora comprendo per davvero l'importanza della raccolta differenziata e compro bidoncini con colori diversi, li metto sul balcone, scrivo su ognuno il futuro contenuto, obbligando tutta la famiglia a fare attenzione nello smistamento rifiuti.
    L'atteggiamento del "fare la propria parte" è ovviamente nobile, e importante nel conteggio complessivo; tante gocce di acqua fanno un mare e se tutti ci impegniamo un pochino possiamo fare mari di belle iniziative.
    Ma vi è mai capitato di andare al ristorante con amici, e al momento del conto ognuno paga la propria parte ma poi tu, balengo, arrivi a pagare per ultimo? Quante volte devi pagare davvero solo il tuo e non qualcosa (o anche molto) di più?
    Fare la propria parte è giusto, sempre meglio che niente, ma siamo un po' in ritardo, i tempi sono stretti e dobbiamo fare qualcosa di più. Citazione degna per il punto 3 può essere: "piutost' che nient l'è mej piutost'", mio nonno in dialetto piemontese, 1996, e anche tutti gli atri anni della sua vita.


  4. primo vero cambio di mentalità: “missione zero”, progettare prodotti, servizi, edifici, business a impatto ambientale nullo.
    Già oggi esistono molti edifici nel mondo, anche molto grandi, che utilizzano pannelli solari per generare tutta l'energia consumata nell'anno (Bullitt Center di Seattle), o fabbriche a zero acqua, come il caseificio Nestlè di Jalisco in Messico, che ricava l'acqua dal vapore del latte.
    Ma ecco che sento già un coro di persone iraconde che gridano "la Nestlè chissà che schifezze fa nel resto del mondo, e Seattle ospita le sedi di Microsoft e Amazon, quanto hanno inquinato loro!"
    Obiezioni giuste, ma se ad un esempio nobile si ribatte subito con l'obiezione, nulla potrà portarci avanti nella risoluzione del problema.
    Obiettivo nostro, delle nostre vite e delle nostre generazioni deve essere il "non fare danni". Non possiamo più permetterci di agire come se nulla fosse, ogni volta che compriamo un oggetto dovremmo chiederci: quanto è costato tale oggetto al pianeta? E quale sarà l'impatto nel buttarlo via? Quando facciamo la spesa, non ci possiamo più sentire autorizzati a non prestare attenzione a dove vengono prodotti gli alimenti che mangeremo, è attualmente sbagliato comprare scegliendo solo il più economico, ma dovremmo prendere quello che viene da più vicino e che è stato prodotto in modo più “bio”. Ed è chiaro a tutti cosa significhi andare a cena in centro a Torino a mangiare un'enorme bistecca di vero angus argentino? Riusciamo a comprendere quante emissioni nocive ci sono dietro a quella bistecca, che qualche settimana prima era una porzione di muscolo della schiena di un bovino gigante peloso della Pampa sudamericana, che per essere diventato così gigante ha mangiato quintali di cibo (e mangimi) e bevuto ettolitri di acqua, e che poi è stato macellato e trasportato in aereo fino a noi?
    Ogni singola nostra azione ha un peso, il nostro pianeta sta male, ce lo sta urlando a piena voce ogni giorno. È la nostra casa, in lui siamo nati e in lui moriremo, tutto ciò che abbiamo lo dobbiamo a lui, è nostro dovere prendercene massima cura. Senza se e senza ma.
    " Non voglio la vostra speranza, non voglio che siate ottimisti, voglio che siate in preda al panico, voglio che proviate la paura che io provo ogni giorno, voglio che agiate come se la nostra casa fosse in fiamme. Perché lo è." Greta Thunberg, 2018.

  5. se una fabbrica, grazie alle attuali tecnologie e alla ricchezza che siamo riusciti a raggiungere, ha la capacità di produrre tanta energia e acqua pulita quanta ne usa, perché non provare a produrne di più? Invece di fare meno peggio, perché non provare a fare molto meglio?
    La quinta possibilità che abbiamo è essere generosi, creando qualcosa di rigenerativo per progetto e che restituisca al sistema vivente del quale è parte.
    Abbiamo la responsabilità di lasciare il mondo alle future generazioni in condizioni migliori rispetto a quelle in cui lo abbiamo trovato, e la natura deve essere nostro modello, maestra e unità di misura; non scervelliamoci su come possiamo fare per migliorare, limitiamoci a rispettare ogni suo elemento e impariamo dai suoi 3,8 miliardi di anni di sperimentazioni. Per esempio, impariamo a interrompere le nostre esalazioni industriali di carbonio e impariamo a inalare CO2 nei nostri prodotti e a immagazzinarla per secoli nei suoli agricoli.
    Sforziamoci di essere propositivi, non elenchiamo problemi ma soluzioni, ingegniamoci e diventiamo creatori. L'uomo ha inventato la ruota, ha imparato ad usare il fuoco, ha creato repubbliche e religioni, ha inventato l'aratro, la stampa, la polvere da sparo, la tv, il computer, i Simpson, come può non trovare una soluzione al problema attuale?
    A ognuno spetta il suo compito, ognuno assolva il suo dovere: che i politici ci guidino nelle scelte corrette a favore del pianeta, che gli scienziati trovino fonti energetiche sempre più efficienti a minor impatto biologico, che il consumatore limiti la sua sete e fame di cose e oggetti, che l'azienda produca ricchezza rispettando ciò che la circonda, che il singolo cittadino si informi su quali sono le conseguenze delle sue azioni e agisca responsabilmente, che tutti producano idee innovative finalizzate a tali scopi.
    Non è semplice, non sarà semplice, ma tutto quanto è possibile, tutto ciò che serve è già stato inventato, dobbiamo essere inclini al sacrificio ed utilizzare la nostra enorme ricchezza per preservare ciò che abbiamo di più caro: la vita su questo miracolo dell'universo che si chiama Terra.

     


    "Yes we can" - Barack Obama, 2017 -  "non credete nel cambiamento che posso portare io, ma in quello che sta dentro di voi".