Il principio del pipistrello

La pericolosità di oltrepassare i limiti della realtà

Il principio del pipistrello - La pericolosità di oltrepassare i limiti della realtà

 

Senza sforzarci troppo la natura ci mette di fronte moltissimi esempi da cui trarre ispirazione e soprattutto su cui fare una riflessione, a tratti molto profonda.

 

 

Questo è il caso del pipistrello, animale molto comune che nasconde, all’interno di una delle sue strategie di sopravvivenza, una potenziale “risorsa” per l’uomo.

Il pipistrello infatti basa la sua strategia di volo e di orientamento sul suo sonar biologico, ovvero la capacità di riconoscere ostacoli tramite invio e ricezione di onde acustiche non udibili dall’orecchio umano, ultrasuoni. In questo modo ricostruisce lo spazio tridimensionale attorno a sé, quasi come noi lo facciamo con la vista, e ciò gli permette di evitare gli ostacoli e cacciare.

Senza addentrarci nel funzionamento scientifico e fisiologico di tale meccanismo, possiamo però prendere questo esempio e trasferirlo all’uomo, di conseguenza riflettendo sul fatto che ogni azione (onda sonora inviata da noi) dovrebbe essere rivedibile sulla base delle sue conseguenze (feedback che arriva dall’ostacolo), che come un’eco fanno da sfondo al contesto operativo; a meno che non si voglia decidere deliberatamente di non ascoltare e quindi di schiantarsi.

 

 

Questo fa capire come la realtà dovrebbe essere letta anche attraverso i segnali dei nostri comportamenti nei confronti della natura, portando, feedback dopo feedback, a farci capire la nostra vera impronta su questo pianeta e sugli ecosistemi che lo popolano.

 

 

Tutto ciò permetterebbe la creazione di una società davvero globale, basata su solidarietà e giustizia, qualità che allontanerebbero lo spettro di una catastrofe ecologica mondiale. Ma purtroppo, ad oggi, non abbiamo seguito questo sentiero...

 

Il pipistrello quindi ci insegna che ogni azione che noi apportiamo al sistema (la Terra)  deve essere considerata in base agli effetti che essa produce, imparando a valutare con più attenzione i costi ecologici e i profitti che risultano dal nostro operato per non alterare l’equilibrio stesso del mondo e permettere a tutti, in maniera prolungata nel tempo, di fruire di un determinato bene nel rispetto della natura e delle leggi che la governano.

 

É ora di ripensare al nostro modo di vivere, alla nostra economia e al nostro benessere per allinearci al ritmo della Madre Terra, allontanandoci così dal nostro cieco egoismo.

 

 


Fonte: La filosofia che serve. Realismo. Ecologia. Azione

Scritto da: Gianluca Cuozzo, professore di filosofia teoretica all’Università di Torino.