L'economia da bruco a farfalla

C'era una volta un mito.
"Le cose devono andare peggio prima di poter andare meglio". All'inizio degli anni novanta gli economisti Grossman e Krueger scoprirono che con la crescita del PIL l'inquinamento prima aumentava e poi diminuiva, con un andamento rappresentabile da un grafico a forma di U rovesciata detto curva ambientale di Kuznets.
"La crescita porta una fase iniziale di deterioramento seguita da una successiva fase di miglioramento", tale ipotesi divenne un motto citato e ricitato in moltissimi meeting a tema economico, da politici, industriali, grandi investitori, che tutti insieme usavano tale teoria quasi come scusante per le azioni poco conservative nei confronti del nostro pianeta che stavano mettendo in atto. 

E tale teoria si rivelò tutt'altro che sbagliata, per esempio negli ultimi anni la Gran Bretagna, dopo un lunghissimo periodo di aumento di consumi di risorse, ha avuto un picco seguito da un'inversione di rotta. Oggi la nazione di Elisabetta consuma meno di 10 anni fa grazie alla crescita che ha avuto e al benessere generato durante gli ultimi decenni. A che livello ha avuto questo picco? Ad un livello così alto che se tutti i paesi facessero, altrettanto avremmo bisogno di 3 pianeti Terra per sopravvivere.

 


 

Quindi anche in questo campo, così come nella gestione di una pandemia, non possiamo permetterci di non fare nulla attendendo l'arrivo del famigerato picco, perché a quel punto potrebbe già essere troppo tardi. Dobbiamo avere il coraggio e la forza di fermarci prima, e di correggere gli errori commessi fino ad oggi durante il cammino.

Prendere - lavorare - usare - buttare via.
Fino ad oggi tutte le industrie del pianeta hanno sempre ragionato ed agito così, come un bruco che mangia dalla testa, consuma e digerisce, si muove e si contorce, poi espelle scarti non più utilizzabili.
Tale bruco industriale ha prodotto enormi profitti ad aziende e nazioni, sotto gli occhi tutt'altro che bendati dei governatori, che comunque fin da subito hanno riconosciuto l'aspetto degenerativo di tale organizzazione e che hanno tentato, in qualche modo, di limitarlo con l'utilizzo di tasse ad hoc. Quote limitate, ecotasse e tariffe differenziate possono alleggerire la pressione che l'umanità esercita sulle fonti della Terra, ma non bastano poichè quasi sempre sono insufficienti, poco tempestive e raramente vengono stabilite al livello necessario.
Dopotutto facciamo un ragionamento insieme: se io fossi un governatore, sarei felice di tassare e martoriare dal punto di vista economico la mia azienda migliore, rischiando di farle perdere competitività in ambito internazionale e rischiando di farla andare in crisi, con conseguente possibile licenziamento di dipendenti e crisi economico-domestica di centinaia di famiglie che da quella azienda dipendono? Se io fossi un governatore, sarei felice di imporre misure restrittive potenti del settore industriale, producendo enorme malcontento in una grossa fetta di popolazione, che alle successive elezioni potrebbe dirigere il proprio voto ad altro gruppo politico? Se io fossi governatore, non dormirei sonni decisamente più tranquilli aspettando che qualcun altro prenda l'amara decisione, magari qualcuno che viene dopo di me e che potrò poi liberamente criticare dalla mia sicura e inattaccabile poltrona di opposizione?
Purtroppo questa è la realtà dei fatti: oggi a nessuno conviene non piacere. Tutti attendono, tutti chiudono un occhio e pensano "ci penserò poi, o ci penserà qualcun altro, tanto non c'è fretta". Attendo io, generico consumatore medio, e per esempio rimando a domani la raccolta differenziata dell'umido (che puzza, è appiccicoso e mi fa schifo a spostare il sacchetto), attende il politico, l'impresario, l'economista. Ma non abbiamo più tempo per l'attesa.

 


 

Il bruco deve attuare la sua metamorfosi e diventare farfalla, e così la produzione industriale da degenerativa deve diventare rigenerativa.
Il corpo della farfalla industriale deve essere costituito dalla catena intelligente di prendere - fare - consumare - minimizzare le perdite, l'azienda deve funzionare grazie ad energia rinnovabile, eliminando poi rifiuti che possono costituire materie prime per un altro ciclo produttivo. 

E ai lati del corpo, tra il fare e il consumare, ecco le due ali della farfalla:

ALA BIO: tutti i nutrienti e le materie prime utilizzate vengono poi rigenerati attraverso il mondo vivente.
Esempio: il caffè. Meno dell'1% di ogni chicco finisce nella nostra tazzina, meno del 1%! Noi beviamo meno di un centesimo della fatica biologica della pianta che ha prodotto il chicco e della fatica fisica del contadino che lo ha raccolto, buttiamo via tutto il resto. È come se andassimo da un cuoco, gli chiedessimo un bel piatto di pasta al ragù, pasta napoletana di grano italiano trafilata al bronzo, condita con pomodori di prima qualità e carne di razza superiore, olio extravergine di oliva e parmigiano d.o.p. Dopo ore di lavoro, il cuoco arriva orgoglioso, ci offre il suo piatto pieno di passione, competenza e amore, noi ne mangiamo un singolo spaghetto dicendo " Mmmm, buonissimo!" e poi buttiamo tutto il resto in un sacchetto dell'immondizia pronto lì accanto al tavolo. Pensate se quel cuoco fosse Tonino Cannavacciuolo, come reagirebbe? Io farei tale esperimento solo se munito di protezioni e casco...
Ebbene questa enorme follia avviene ogni singolo giorno in milioni di bar, cucine, ristoranti. Il 99% del chicco, composto da cellulosa, lignina, azoto e zuccheri vengono buttati. I fondi del caffè sono un mezzo ideale per coltivare funghi che a loro volta possono essere integrati in mangimi animali per essere poi restituiti al suolo per mezzo del letame. Quanto siamo maledettamente folli a non sfruttare tutto questo?
Se poi estendiamo questo paragone a tutto il cibo che consumiamo ogni giorno, ad ogni prodotto naturale, al legno con cui sono costruiti mobili e case, e allo spreco immane che ogni istante avviene sotto i nostri occhi e a causa anche nostra, ebbene nessun Malox sarà mai sufficiente a tamponare la gastrite che produce una tale dolorosa riflessione.

ALA TECNO: metalli e fibre sintetiche non si decompongono naturalmente, devono essere progettati per essere ripristinati. Esempio: telefoni cellulari. In Europa ogni anno ne vengono venduti 160 milioni, di essi meno del 20% vengono riutilizzati o riciclati, l' 80% finisce in discarica e con essi tutti il loro contenuto: oro, argento, cobalto e terre rare. Proprio quell'oro e argento per cui, nei secoli passati, sono state fatte guerre, crociate, stermini, colonizzazioni e chi più ne ha ne metta. Ennesima ulteriore follia del nostro mondo moderno.

In una economia degenerativa il valore è monetario e viene creato riducendo al massimo i costi e aumentando continuamente le vendite, ciò produce un immane flusso di materiali in uscita e una scriteriata dissipazione.
Per una economia rigenerativa il flusso deve essere circolare, ogni materia consumata deve essere riciclata e recuperata con sprechi minimi, ed il valore è dato dalla ricchezza che tale flusso produce: i beni prodotti (dai cotton fioc alle macchine sportive), la crescita della persona (dalle abilità individuali alla collettività), l'aumento della conoscenza, la preservazione della biosfera.
Il paragone bruco-farfalla industriale, non si può poi semplicemente trasferire alle nostre vite quotidiane?
Quanto abbiamo consumato in modo scriteriato, quante fesserie abbiamo fatto e continuiamo a fare ogni singolo giorno?
Cosa aspettiamo a cambiare?

 


Tocca a noi alzarci da terra e diventar farfalle, non aspettiamo qualche decreto o ecotassa, non attendiamo che qualcuno ci dica cosa fare. Agiamo oggi, battiamo le ali della nostra conoscenza e prendiamo il volo.
"Non c'è altra ricchezza al di fuori della vita" John Ruskin, 1860.