Tre volte c'era una volta

Oggi voglio raccontarvi tre storie. E come ogni storia che si rispetti, ognuna di esse inizierà con un "C'era una volta"...

C'era una volta un esploratore, anzi un conquistatore. Un giovane orgoglioso, di bell'aspetto, con barba e baffi curati, era nato in Spagna, a Medellin, attuale regione dell' Estremadura, 34 anni prima di quel giorno dell'autunno del 1519.
Il suo nome era Hernàn Cortes e alla guida di 11 navi, 100 marinai e 508 soldati giunse nella capitale dell'impero azteco. Tenochtitlan era una città immensa (il suo nome attuale è Città del Messico) grande come Napoli, Parigi e Costantinopoli, le grandi metropoli europee di quei tempi. Giunto nella enorme piazza del mercato centrale, scese dal suo destriero attirato da un oggetto curioso. Tanto quanto gli Aztechi erano esterrefatti dalla visione di quelle bestie colossali, i cavalli, allo stesso modo agli spagnoli luccicano gli occhi per la quantità di prodotti preziosi e mai visti prima che riempivano i banchi del mercato. Hernàn ammirò i boccali d'oro luccicante, annusò i cibi esotici con curiosità, toccò le morbidissime balle di cotone, e rimase folgorato da un abito di un colore mai visto prima: il rosso carminio.
In Europa quel colore non esisteva. In Europa quel colore avrebbe potuto valere una fortuna, tutti lo avrebbero desiderato, dai mercanti arricchiti ai re, chiunque avrebbe speso qualunque cifra per averlo, ed Hernan se ne accorse al primo sguardo. Dopo alcune settimane scoprì come le popolazioni locali riuscivano ad ottenere quella tintura: dal corpo essiccato e poi trattato di un insetto simile ad un pidocchio, la cocciniglia, che viveva sulle piante del fico d'India. Cortez e i suoi uomini in due anni conquistarono il Messico di Montezuma, tra i tesori che riportarono in patria uno dei più grandi era il "segreto del rosso carminio". 

Per due secoli e mezzo la Spagna ebbe il monopolio sulla produzione di quel colore e proprio a quel colore si appassionano moltissimo gli inglesi, che decisero di utilizzarlo per tutte le loro divise (le famose red coats = giubbe rosse) e continuarono a comprarlo a caro prezzo dagli spagnoli nonostante le innumerevoli guerre tra le due superpotenze dell'epoca. Quindi in sostanza gli inglesi pagavano gli spagnoli per comprare un colore con cui tingere le vesti dei soldati che facevano guerra agli spagnoli che compravano armi con i soldi degli inglesi: che meraviglia la storia dell'umanità.


Alla fine del 1700 però, finalmente, il James Bond dell'epoca scoprì l'anelato segreto e l'Inghilterra si ritrovò all'improvviso ad allevare cocciniglia e piantare fichi d'India. L'impero britannico era enorme, nessuno voleva piantare i fichi d’India nel giardino della regina e allora decisero di importare la pianta in Australia, dove non era mai cresciuta. I risultati non furono però quelli desiderati: in Australia le cocciniglie morirono subito e i fichi d'India furono abbandonati.
Questi ultimi, arrivati in terra australiana nel 1788, si trovarono davvero benone e proliferarono così tanto da ricoprire 30 milioni di ettari nei 250 anni successivi. Arriviamo così ad inizi 900 e tutta l'Australia orientale è ricoperta da fichi d'India; con pascoli, aree agricole e fattorie rovinate, i coloni iniziarono ad organizzarsi per trovare una soluzione. Ad un tizio, probabilmente dopo una bevuta importante, venne in mente: perché non evacuiamo tutto il territorio (quasi un terzo del continente) e spargiamo con gli aerei l'iprite, un gas tossico, per sterminare tutte le razze animali responsabili della diffusione dei semi? Idea bocciata, per fortuna.
Nel 1926 trovarono una soluzione più realistica: qualcuno scoprì che le larve di una farfalla argentina, il cactoblastus cactorum, si nutrivano delle foglie dei fichi d'India. Così il governo australiano importò questa farfalla e in 20 anni il problema del fico d'India australiano venne risolto.
Le altre nazioni del mondo allora pensarono: guarda che bravi gli australiani, sono riusciti a debellare l'invasione della pestifera pianta, facciamolo anche noi! Negli anni ‘60 a Montserrat e Antigua, isole dei Caraibi, venne importata la farfalla sterminatrice di fichi, e da lì in pochi anni questo parassita si diffuse a  Portorico, Cuba, Haiti, Repubblica Dominicana, che non avevano poi chissà quali problemi di invasioni di fichi d'India. Nel 1989 la cactoblastis raggiunse la Florida tramite commercio marittimo, ed iniziò a dilagare lungo le coste americane alla velocità di 150 km all'anno sterminando enormi popolazioni di cactus statunitensi o caraibici e mettendo a rischio interi ecosistemi, come quello delle Bahamas, in cui vivono iguane uniche che si cibano proprio delle foglie del cactus. Tutto questo, unito a qualche uragano che ha aiutato la diffusione della farfallina, ha permesso l'arrivo del cactoblastis in Messico, e forse molti non lo ricordano, ma per la popolazione messicana il fico d'India è così importante da essere presente addirittura sulla bandiera nazionale: è alimento base per la popolazione ed utilizzato per nutrire il bestiame.
Sono passati esattamente 500 anni, Cortez conquistò e massacrò il Messico nel 1519, nel 2019 una farfallina è arrivata lì dopo una catena di eventi che hanno fatto il giro del mondo, e porterà nuova distruzione.
E questa era la storia del rosso carminio.

C'era una volta un ragazzo di nome Mao, intelligente, atletico, di bell'aspetto. Veniva da una famiglia contadina di agricoltori benestanti del centro della Cina. A 14 anni fu costretto a sposare una donna che non amava e così si arruolò nell'esercito e poi fuggì a Pechino dove trovò lavoro nella biblioteca universitaria. Passava le giornate a leggere, viveva immerso nei libri ed iniziò ad appassionarsi ad alcune teorie anarchiche e comuniste. A 27 anni si iscrisse al Partito Comunista Cinese e 10 anni dopo venne inviato dal Partito nella provincia natia, Hunan, per capire le cause delle recenti sollevazioni contadine. Entrò in contatto con la popolazione ed analizzò nel dettaglio le condizioni economiche e la distribuzione delle ricchezze nelle campagne. Qui scrisse il suo primo trattato ed iniziò a formarsi nella sua mente la visione dei contadini come sorgente della rivoluzione. Era il 1927 e aveva 34 anni.


Gli anni passarono, il ragazzo divenne uomo, tra guerre e rivoluzioni, Mao Tze Tung l’ 1 Ottobre del 1949 proclamò la Repubblica Popolare Cinese. L'obiettivo era trasformare la Cina da immensa nazione agricola in potenza industriale, così fondò un movimento che prese il nome di "grande balzo avanti". Mao era fermamente convinto che per poter rendere prospera la sua nazione, dovesse debellare i mali che affliggevano i cinesi da secoli. Primo obiettivo: ridurre le malattie infettive. In Cina nel 1958 la mortalità infantile del colera arrivava al 30%, in più dilagavano la peste, il vaiolo, la tubercolosi, la malaria. Quindi creò un servizio sanitario nazionale, diede il via ad una possente campagna di vaccinazioni, formò personale medico ed educò la popolazione nelle fondamentali pratiche igienico-sanitarie. In più ebbe una brillante ma pericolosa idea: per limitare la diffusione delle malattie bisogna limitare i vettori che le diffondono. Così nacque la "campagna dei quattro flagelli": venne dichiarata ufficialmente guerra a zanzare, mosche, topi e passeri. I primi 3 nemici erano evidenti a tutti, erano loro i responsabili della diffusione di malaria e peste per esempio, ma perché i passeri? Gli scienziati cinesi avevano calcolato che ogni passero mangiava 4,5 kg di grano all'anno, vivevano e proliferavano un milione di passeri, eliminandoli si sarebbe risparmiato il cibo per 60.000 contadini affamati. Il ragionamento filava liscio, a Mao sembrava una grande idea, così fece stampare milioni di manifesti in cui erano elencate le direttive: spaventati i passeri con ogni mezzo, non date loro tregua, saranno costretti a volare fino allo sfinimento e cadranno al suolo privo di forze, dove voi potrei definirli. Così per alcuni mesi i cinesi passavano le loro giornate con l'idea fissa di spaventare i passeri, e andavano in giro con pentole, trombe, tamburi, ferraglia di ogni tipo, a fare un rumore incredibile. Esistono testimonianze divertentissime di viaggiatori stranieri che si trovavano all'improvviso circondati dal fracasso di decine di persone "impazzite" che iniziavano a gridare, sventolare panni, sparare in cielo per il semplice motivo che era stato avvistato un passero. E tutto questo può sembrarci pazzesco, ma funzionò alla grande. I cinesi, a differenza nostra, sono determinati e ligi al dovere, non si fanno distrarre da nulla, in un anno si stima che vennero uccisi un miliardo di passeri. Missione compiuta!
Peccato che a nessuno era venuta in mente una cosa di poco conto e trascurabile: il passero si nutre ogni tanto di granaglie, ma il suo pasto principale sono gli insetti. Così la Cina nel 1959 si ritrovò senza passeri, praticamente senza uccelli, e venne invasa da insetti. Mao si accorse dell'errore, corse ai ripari e sostituì nell'elenco dei quattro flagelli il passero con la cimice, ma ormai era già troppo tardi. Le cimici invasero l'aria e le locuste iniziarono a distruggere i raccolti. Nei 3 anni tra il ‘59 e il ‘61, anche a causa di alcuni disastri naturali, una carestia colpì la nazione, così grave da aver causato la morte 20-40 milioni di persone.
E questa era la storia della sfida tra Mao e i passeri.

C'era una volta uno studioso, un biologo e naturalista britannico che intraprese un lungo viaggio su una nave di nome Beagle, che partita da Plymouth nel 1831 con lo scopo di mappare terre fino ad allora inesplorate, nei cinque anni successivi compì il giro del mondo, toccando Tenerife e poi Capo Verde, il Sudamerica, le Galapagos, la Nuova Zelanda, l'Australia, alcuni isole del Pacifico, Cape Town e le Azzorre.
Tornato a casa, lo studioso scrisse un libro che rivoluzionò la storia umana, forse il libro più importante nella comprensione del funzionamento scientifico della vita: "l'origine delle specie". Charles Darwin nel suo lungo viaggio aveva silenziosamente osservato la natura, le piante, gli animali di quelle isole lontane e aveva capito alcuni meccanismi fondamentali che regolano la proliferazione della vita sulla Terra. Nel terzo capitolo ci raccontò la lotta per l'esistenza che ogni organismo vive dalla nascita alla morte, e dell'intreccio inestricabile che esiste tra le milioni forme di vita del nostro pianeta. Fece un esempio famoso: quali animali potreste immaginare più distanti tra loro che un gatto e un bombo? Ebbene a nessuno viene in mente che i principali nemici dei bombi sono i topi, dei quali mangiano larve e distruggono nidi, proprio i topi che tutti conosciamo come preda preferita dei gatti. Nei villaggi con tanti gatti si trovano sempre pochi topi e tanti bombi, i quali sono liberi di impollinare un alto numero di piante, dai cui semi dipende il numero di insetti, nutrimento preferito degli uccelli.
Un altro biologo famoso, Thomas Huxley, qualche anno dopo, ispirato dai racconti di Darwin, fece il suo esempio scherzoso: le zitelle britanniche sono coloro che si prendono cura dei gatti, che mangiano i topi, che uccidono i bombi, che impollinano i trifogli, di cui si nutrono i manzi, la cui carne sostenta i marinai, grande forza fisica dell'impero. Quindi la Gran Bretagna deve massimi onori alle sue gattofile zitelle!
E i legami e le correlazioni tra esseri viventi possono proseguire all'infinito, se consideriamo come elementi della catena anche batteri, funghi, pesci, molluschi, orchidee, rettili, cereali, mammiferi. Darwin ci diede un grande insegnamento: il mondo è governato da rapporti così complessi da connettere tutti gli esseri viventi in un'unica rete invisibile, di modo che tutto sia connesso con tutto.
E questa era la breve storia delle zitelle inglesi.

E ora vi chiederete: perché vi ho raccontato queste tre storie? Tutti insieme dobbiamo capire senza dubbi e avere ben chiaro nelle nostre menti che con la natura non si può giocare. Prevedere alcuni suoi comportamenti è come "prevedere dove andrà a cadere una piuma in una giornata di vento" (C. Darwin).
Cortez ci ha mostrato cosa può produrre l'avida ricerca di un colore, Mao ci fa un po' ridere e un po' piangere con i suoi genocidi animali programmati, Darwin ci insegna cosa è il vero world-wide-web, ed è tutt'altro che la nostra moderna connessione di computer.

 


Il nostro pianeta deve essere considerato come un unico essere vivente, così come un corpo umano è formato da tutte le sue cellule e i suoi organi. Basta una singola cellula impazzita per dare il via ad un cancro e togliere la vita al corpo intero.
La Terra ha meccanismi regolatori che generano forze e resistenze necessarie a mantenere l'equilibrio, possiamo interagire con essi ma non possiamo rivoluzionarli, dobbiamo imparare dalla natura e dai suoi millenni di sperimentazioni, non possiamo permetterci di non rispettarla.
La vita si è evoluta attraverso complesse e interconnesse comunità, potrà continuare solo se noi uomini riusciremo a comprendere che non abbiamo la libertà di interferire con esse, e abbiamo la responsabilità di mantenerle sane, intonse, meravigliose e vitali.